Mariarosa C. Cristiana L.
Lisa & Cécile
PIZZO NERO BORELLI EDITORE
Pizzo Nero-Black Lace Pubblicazione mensile n.58
Direttore responsabile Gian Franco Borelli Registrazione Tribunale Di Modena n.1363 del Gennaio 1997. Prima edizione giugno 2007 Tutti i diritti riservati Stampa: Genesi Fotocomposizione: Genesi
©BORELLI S.R.L. Via Cardinal Morone, 21 41100 Modena – Italia www.borellieditore.it/pizzonero info@borellieditore.it
“D’improvviso mi appari, contornato da un bagliore intenso. Effondi tutt’intorno profumi di Piacere, cui è impossibile resistere. Mi getto carponi dinnanzi a te, devota ai tuoi voleri. Mi inebri con stille di Essenza, che trafiggono le mie carni, fino a penetrare nella mia primordiale origine. Ti insinui sicuro nella mia anima, facendoti varco fra arrendevoli tessuti. Il ventre si espande e vibra al tuo passaggio. I miei organi tintinnano. L’energia scorre, il cuore si spacca; con un lampo la mia mente diventa folle, perdo lucidità... finché dilaghi veemente, risalendo condotti e riemergendo dai miei rigurgiti. Ora soddisfatto, spadroneggi... La coda penzola dal mio intestino, la testa ondeggia tra le mie labbra. La tua lingua biforcuta troneggia impavida da vessillo... Fin quando ti ritrai, sparisci. Non posso trattenerti. Esausta mi adagio su di una culla feconda di beatitudine. Non conosco il tuo nome. Ti chiamerò Piacere... Orgasmo... Voluttà... Serpente?...”
Cristiana L.
“…Ho fame! Pantera che avvista la preda lentamente mi avvicino a te, Uomo! Le pupille da gatta fisse sul tuo corpo, i muscoli tesi, pronta allo scatto. Ti sorprendo di spalle, mordendoti sul collo, ed un elettrico brivido percorre la tua schiena. Scivolo in basso rapida, sicura affondo la lingua rigida tra le tue natiche, profondamente. Ti sento dilatarti per il piacere intenso e la mia mano veloce raggiunge il tuo membro già denso di voglia rivelata dalla prima stilla di piacere che si versa sulla mia zampa felina. La lecco avida, per gustare meglio ciò che sarà cibo vitale. Ti piego al mio volere, sdraiandoti davanti a me, perché io, Regina, possa disporre del tuo scettro e usarlo come desidero… Ora ti possiedo! Sei dentro di me e segui prigioniero la mia danza ipnotica. E quando il tuo orgasmo ti stupirà e mi lascerò inondare, capirai, finalmente, di aver amato una Dea”. Maria Rosa C.
Risveglio
Roma. L’alba con la sua luce penetra nella stanza colpendo i miei occhi come uno schiaffo. L’odore dei cibi fritti che arriva dal ristorante sotto l’albergo s’insinua nelle mie narici disgustandomi. Mi sveglio. Guardo l’uomo sdraiato accanto a me e il mio disgusto aumenta. Dorme, e sul viso ha il sorriso appagato di chi ha soddisfatto le sue voglie più nascoste. Esamino attentamente la sua nudità: non è bello. Piccolo di statura, calvo, il suo leggero soprappeso non gli permette certo di mostrare muscoli definiti, direi banale, uno dei tanti uomini a cui ho donato il mio corpo con l’intento di regalargli la felicità, momenti indimenticabili di indicibile passione che porterà dentro per tutta la vita. Io l’ho già dimenticato.
Lisa
Una farfalla con grandi ali d’aquila, una pantera con un cuore di cristallo: questa sono io, Lisa. È così che mi chiamano, così che mi presento, ma il mio vero nome è Maddalena: un marchio, un peccato che chi ha questo nome porta da duemila anni. Non sono alta, ma ho un corpo sensuale e sinuoso che attira gli sguardi avidi degli uomini che si insinuano nel mio ventre ogni volta. Seni rotondi, natiche morbide, fianchi arrotondati, vita sottile. I miei occhi color nocciola sono profondi e penetranti, incorniciati da sopracciglia arcuate che mi donano uno sguardo altezzoso. Ho imparato a dischiudere in modo malizioso la bocca, piccola e imbronciata, e i miei capelli biondi sono volutamente sempre un po’ spettinati per avere un’aria sensuale e distratta nello stesso tempo. Sono invitante. In me il connubio tra sessualità e spiritualità è elevato all’ennesima potenza. L’odore del sesso di un uomo mi eccita come l’odore pungente e penetrante dell’incenso di una chiesa. Il mio rapporto con Dio è puro, caldo diretto. Il mio rapporto con gli uomini è freddo, devastante, complicato. Li trovo insicuri, facili da soggiogare, con una mentalità semplice priva di sfaccettature, invasivi, legati al loro pene come al cordone ombelicale delle loro madri. Dono a loro il mio corpo quasi fosse una missione, spero di renderli migliori, ma guardando i loro occhi inermi dopo ogni orgasmo, ormai privi di difesa come sacchi svuotati, mi rendo conto come questo sia inutile, come loro siano inutili. Ho conosciuto il mondo degli uomini quando a sei anni sono stata la bambola di un mio zio, così mi aveva detto: una bambola da pettinare, spogliare, toccare. Ricordo ancora le sue mani sul mio corpo delicato di bambina: aride, senza tenerezza, le sue dita che scavavano nelle mie intimità, il suo alito che sapeva di fumo e di alcool. Ne avevo paura, ma il piacere sottile e ancora incomprensibile per me che mi procurava mi teneva lì, ferma, in silenzio. Non sono mai riuscita ad odiarlo, lo disprezzo. Il mio destino è stato così segnato: adescare un uomo con uno sguardo, soddisfare le sue voglie, mi riporta ogni volta a quell’antico piacere, a quel disprezzo che mi fa sentire pura. Dirigo un negozio d’abbigliamento maschile con una mia amica in via Borgognona. Lei, Cécile, divide con me tutto: gioie, dolori, segreti, amore, sesso. Abitiamo insieme in un piccolo attico arredato con gusto, che rispecchia le nostre personalità e trasuda calore umano da ogni parete. È una donna molto bella: meravigliosi lunghi capelli neri le incorniciano il volto che colpisce per il suo pallore lunare e per gli occhi scuri, vivi attenti che le donano un aspetto gitano. Il suo nome lascia trasparire le sue lontane origini francesi. I nostri interessi e i nostri gusti sono diversi e ci portano ad avere vite separate che spesso si intrecciano fra loro. Lei si esalta attraverso il teatro che le permette di vivere ruoli ed esperienze diverse facendola sentire libera di esprimere passione e fantasia. Io amo la danza: il tango. Ogni sua nota si propaga in me come un’onda, che cresce fino a travolgermi; mi entra nella testa, tra le gambe, nel sangue fino a farmi diventare musica, fino a quando io, divento tango. Siamo in perfetta sintonia.
Cécile
Condividere l’appartamento con la mia amica Lisa, per me è stato il cambiamento più importante: non conosco più la solitudine. Secondo lei la gioia è il requisito essenziale per affrontare gli avvenimenti della vita. Abbiamo due caratteri diversi che si amalgamano con facilità, che si compensano l’uno con l’altro. La sua personalità forte ed irruente entra come un vortice nelle anime che incontra. Ora le nostre energie e i nostri percorsi si sono uniti e affrontiamo insieme la quotidianità nei suoi vari aspetti… sensazioni, emozioni, umori, e quant’altro è possibile respirare… So di essere tendenzialmente introversa, ma con forti linee di egocentrismo quando il mio bisogno di apparire può essere soddisfatto… Mi nascondo per farmi scoprire. E ne traggo un piacere intenso. La cosa che più ammiro nella mia amica è la sua generosità d’animo, quasi non avesse mai paura di essere ferita. Mentre io sono sempre così parsimoniosa nel donare e donarmi… Il mio “distacco” è solo una difesa, un limite che impongo a me stessa per gestire al meglio le emozioni. A mitigare questo atteggiamento è stata la mia inesauribile curiosità, che mi ha portata ad interessarmi in modo particolare al Sesso… Attraverso di esso, ho imparato a conoscere e a conoscermi, ad apprezzarmi sempre più, dentro e fuori i miei confini corporali, liberandomi da preconcetti, mettendomi in gioco, aprendomi ad esperienze nuove ed eccitanti e garantendomi così un equilibrio nel fluttuare inquieto delle emozioni … È di questo che mi nutro… Dubito della capacità umana di essere in armonia con la propria natura e sono intollerante verso le donne tanto quanto verso gli uomini, ad eccezione di una mia cerchia di eletti; che scelgo solo dopo attento esame e prove. Svelo una sensualità non appariscente ma sobria, celata nell’intimo, capace ad un tratto di erompere con forza e mostrarsi al momento opportuno. Tempo ed energie dosate per dare il meglio al momento propizio. Modellata in un corpo magro dalle forme nervose, i seni abbondanti in contrasto con la magrezza del ventre, gambe slanciate e toniche, un volto dai tratti marcati ed espressivi: occhi scuri che sanno penetrare nei più piccoli particolari ed un sorriso semplice e ingenuo che ridimensiona la mia apparente rigidità. Sento di essere come magma che ribolle nelle viscere della terra. Io così ctonia… la mia amica così eterea… terra e aria che si incontrano sull’orizzonte della vita.
Claudio
A volte decidiamo di punire un uomo e con lui il genere maschile. L’ultima volta è toccato a Claudio. Lo invitiamo a cena: musica, vino, conversazione piacevole, Cécile si alza e, quasi per caso, tra una risata e l’altra, mi bacia distrattamente sulle labbra. Si avverte immediatamente un cambio di tensione nell’aria; lo sguardo di Claudio è imbarazzato e compiaciuto, tenta di mantenere viva la conversazione, ma noi due iniziamo ad accarezzarci inginocchiate davanti a lui. La bacio sul collo, la guardo dolcemente negli occhi, le nostre lingue si toccano lasciandosi vedere, i nostri corpi ormai nudi si sfiorano. Claudio freme, voglioso, ammutolito, desideroso di partecipare, ma incapace di interrompere uno spettacolo che eccita la sua mente. Le bacio i capezzoli turgidi e rosa, li mordo delicatamente, poi scendo con la mia lingua sul suo ventre, tra le sue gambe, lei si sdraia mollemente sul pavimento divaricandole ed io inizio a leccarla lentamente inebriandomi dei suoi umori. Claudio si sta toccando ormai, eccitato, sudato e consapevole che a lui non è permesso intervenire. Il suo membro è ormai tanto gonfio che sembra dover esplodere. Lo stringe tra le mani quasi a voler contenere il piacere, ma inizia a muoverle prima ritmicamente, poi freneticamente fino a quando i nostri gemiti e il nostro orgasmo lo inondano facendogli perdere il controllo. Gode, ansimando ed emettendo un suono gutturale che esprime il suo piacere, ma anche l’insoddisfazione di non poter aver avuto i nostri corpi. Ci rivestiamo, lo aiutiamo con fermezza a ricomporsi e lo accompagniamo alla porta, lasciandolo inebetito. Queste siamo noi: due menti, due sessualità diverse che si fondono.
Pittore e modella
È un tiepido pomeriggio di inizio primavera. Reminescenze di odori conosciuti ritornano impetuosi alle narici. Ogni profumo mi riporta ad emozioni e sensazioni provate in passato. Ricordi apparentemente dimenticati. Tutto questo mi fa pensare al tempo che passa e questo pensiero mi angoscia. Per scacciare questa punta di malinconia mi immergo nel frastuono della capitale, nel cuore segreto della città che convive indolente con i il peso della sua gloria passata. Mi districo in un labirinto di vicoli, per arrivare in via dei Coronari, la strada degli antiquari, per ritrovarmi improvvisamente sbalzata nella scenografia a cielo aperto di Piazza Navona. Mentre l’attraverso rievoco mentalmente le bizzarrie di un passato lontano. Una volta era circondata da osterie e bordelli dove le prostitute di lusso irretivano i clienti esponendo dipinti sui quali spiegavano le loro “specialità”. Passo accanto alla Fontana dei Fiumi con le sculture barocche del Bernini che si impongono innanzi ai miei occhi dissolvendo i miei pensieri, che cominciano a diventare impudichi, in più austere nozioni di storia dell’arte. I quattro fiumi... Nilo, Gange e Danubio, li ricordo per certo... Gironzolo fra quadri di aspiranti pittori e bancarelle di libri e souvenir. Una piccola deviazione prima di tornare a casa. Forse trovo qualcosa da regalare a Lisa, solo per dirle che le voglio bene. Rio della Plata! Ecco qual era. Mentre sbircio fra le tante cianfrusaglie mi sento chiamare, mi volto cercando di individuare la provenienza della voce. - Cécile, Cécile, sono qui! Tra la folla si fa largo Alberto, un caro amico, seguito da una giovane e bella donna. Da quando si è separato dalla moglie non fa altro che cambiare fidanzata e per un poco anch’io ho occupato quel “ruolo”; ma è stato tanto tempo fa. Lo saluto con piacere. Conversiamo amichevolmente, poi ha fretta di andare, sollecitato dalla sua amica. Ci ripromettiamo di risentirci al più presto. Continuo nella mia passeggiata e la mia attenzione viene catturata da un fermacarte di vetro. Mi piace. Decido subito di acquistarlo. Contenta, mi affretto a rientrare, guardando entusiasta il regalo; le sue sfaccettature creano i colori dell’arcobaleno. Distratta da quella lucentezza, mi scontro con una persona che cammina anch’essa a passo spedito. Il fermacarte cade in terra e si frantuma in mille schegge di vetro. All’uomo cadono in terra le sue cose. Provo a raccogliere i cocci ma è inutile, così aiuto l’uomo a recuperare fogli e matite. Io con le lacrime agli occhi gli consegno le sue cose scusandomi della mia distrazione. Gli spiego che era un regalo per la mia amica. - Peccato! Lui mortificato e dispiaciuto dice; con un forte accento francese, che si può rimediare. - E come? È impossibile aggiustarlo e altri non ce ne sono di così belli… - Come vedi io sono un pittore… te lo disegnerò e spiegherai l’accaduto alla tua amica… Vieni con me. Ci incamminiamo verso la sua postazione. Lì ad attenderlo, una donna. Ai miei occhi risalta subito la differenza fisica fra i due. Lei minuta, dai corti capelli rossi, occhi smeraldo e carnagione bianco latte, mentre lui alto, scuro di carnagione, capelli ricci e folti, neri neri, occhi scuri, sguardo pungente, naso prominente. Saluta la sua amica che poi scopro essere la sua ragazza e la sua modella… infatti molti quadri ritraggono il suo viso. Si siede davanti al cavalletto, tira fuori tela e colori e, in poco tempo, la sfera e le sue rifrazioni sono impresse su tela. Firma e aggiunge le sue scuse: Pour Lisa. Pardonne moi... Antoine”. Anch’io scrivo la mia dedica, firmo e ringrazio. Il risultato è davvero très joli. Nell’attesa ho preso confidenza con la modella, Camille. Lei inizia ad apprezzare scherzosamente le mie nervose forme. Antoine sembra guardarmi veramente solo ora. Il suo sguardo malizioso cade sui miei seni. Si morde le labbra. I miei capezzoli s’inturgidiscono, sensibili anch’essi d’istinto al desiderio. Racchiusa in un corpo devoto al soddisfacimento, sostenuta da un intelletto più duro, ma sensibile, ricattabile e mansueto… capace solo di mescolare sesso e spirito, un tacito accordo dentro di me. Le mie risate e la voce lasciva, lasciano intendere la mia disponibilità, Antoine mi dice che è nato a Brest, nel nord della Francia, e che vive la strada, errando di luogo in luogo. Smonta il suo banco. Io e Camille lo seguiamo in silenzio dirigendoci verso la sua dimora. Ogni passo calpesta i cubi di porfido, le pietre di questa città, in cui la sacralità opulenta si mischia al profano sontuoso. Poco dopo siamo sul lungo Tevere, maleodorante e di un colore verde marcio. - Ecco la mia casa. Uno steccato di canne e rovi sono le sue mura, cartoni e teli il suo riparo. Il soffitto è dipinto dal cielo striato, di un blu intenso mischiato a raggi rosati, strascichi di un sole che stenta ad andar via. Sembra sia curioso di vedere cosa verrà consumato. Antoine accende un fuoco e il bagliore illumina il luogo, mettendo in risalto la sporcizia che ci contorna. Srotola una coperta che stranamente profuma di bucato fresco steso al sole. Mi dice sorridendo beffardo che l’ha rubata qualche giorno prima. In quel momento mi sembra tutto così strano… e poi lui non sembra andare d’accordo con la scenografia esterna. Si dimostra molto educato e galante, come un gentil uomo d’altri tempi, caduto in un tempo e in un luogo che non gli appartengono. Nonostante la stranezza non mi perdo d’animo, la situazione è piacevole e la voglia di esibirmi in un teatro distante dalla mia vita, mi affascina. Ora ci siamo solo noi tre più la natura che ci avvolge. Cerco di intuire la parte che dovrò recitare. Mi avvicino a loro in piedi davanti al fuoco… le mie mani toccano, palpano, strizzano ciò che capita, si districano a spogliare due corpi, i baci si mischiano, la mia lingua scivola sui seni di Camille, piccoli e sodi. Non stacco la bocca dal suo corpo, le bacio il ventre e mi chino fra le sue gambe. Il pelo rossiccio un po’ mi schifa, però accantono questo pensiero e continuo a leccarla. È piccola, morbida e calda, con un buon sapore, leggermente amarognolo. I movimenti della mia lingua si fanno vigorosi, la ragazza geme per la mia voracità. Adoro veder godere! Il pittore, con gli occhi pieni della nostra visione, si tocca e ci gira intorno, lanciando qua e là alla rinfusa morsi e baci su di noi. Ebbro di voglia, impossessato dall’eccitazione, ci incita e ci lusinga. Un uomo che fa la sua danza intorno al piacere. Il sole cade all’orizzonte. La sera ora ci accompagna. Il fuoco scoppietta e dà ritmo ai nostri movimenti. Antoine si accosta a Camille da dietro e il suo membro spunta maestoso dinnanzi a me. Dal suo occhio cadono lacrime di voglia. I ragazzi si fondono tra di loro. Passo con vivacità dall’uno all’altra, la mia bocca non si sazia, si riempie di piacere, mi lascio andare al gioco! Poi mi rimane a disposizione solo la figa rossiccia. Il “piccolo Antoine” sta entrando al riparo nel culo di Camille, così voglio anch’io riempirla, possederla. Infilo la mia mano dentro di lei, tirandomi su a succhiargli un seno. L’altro è avvolto dalle mani di Antoine. Divido con lui Camille, che geme di soddisfazione. La spingo giù carponi e mi metto a cavalcioni sopra di lei, per soddisfare l’ingordigia di Antoine. Ha doppia scelta e come un bimbo alle giostre non sa cosa scegliere. Decide di passare da un gioco all’altro. Questo entrare ed uscire e la sorpresa nell’attendere mi fa godere. Mordo forte la schiena di Camille, poi strillo forte come a dire alla natura “Godooo!”. Camille mi segue nelle grida. Due “cagne” che ululano il loro piacere. Alzo gli occhi. La luna è spuntata. Antoine ci dona il suo sperma bagnandoci entrambe. Ci adagiamo per terra, raggomitolate sotto la coperta. Strette a lui, ci addormentiamo. Quando mi sveglio il sole fa di nuovo capolino nel cielo. Prendo le mie cose, la tela e saluto i ragazzi, ancora addormentati. L’aurora comincia a rischiarare i miei pensieri. Mi fermo in un bar per comprare dei cornetti caldi e, ancora infreddolita, torno a casa velocemente. Un bagno rigenerante e poi è gia ora di uscire. Anche se è domenica ho un appuntamento di lavoro: devo presenziare ad una sfilata per degli acquisti. Lisa si sta svegliando con il profumo di caffé che ho preparato per lei. Sistemo sul tavolo il disegno e un bigliettino:
“Buongiorno mia cara, tutte queste attenzioni sono per te, devo ringraziarti per la bella serata avuta. Cécile”.
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